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IMMIGRATI E STRANIERI - "Così al termine dell'attività si recuperano i contributi INPS". - August 1, 2001 Consulta l'archivio

Sul fronte dei contributi e delle prestazioni previdenziali e assistenziali dovuti per i lavoratori extracomunitari il principio di parità con i lavoratori italiani gioca un ruolo significativo con, naturalmente, delle specificità. Sul piano contributivo una particolarità di rilievo riguarda il rimborso dei contributi legittimamente versati all'Inps a favore del lavoratore straniero a determinate condizioni. Vediamo quali.
RIMBORSO DEI CONTRIBUTI. I lavoratori extracomunitari che, dopo aver cessato l'attività lavorativa in Italia, lascino il territorio nazionale possono richiedere, quando la materia non risulti regolata da convenzioni internazionali, la liquidazione dei contributi versati in loro favore presso forme di previdenza obbligatoria con la maggiorazione del 5% annuo.
Lo prevede l'articolo 3, comma 13, della legge 335/1995 (riforma Dini). L'Inps, con la circolare 224 del 19 novembre 1996, ha dettato i criteri applicativi di questa restituzione.
I soggetti interessati. Si tratta di lavoratori dipendenti in Italia che siano cittadini di Paesi extracomunitari con i quali non esistono accordi internazionali di sicurezza sociale. La qualità di cittadino extracomunitario deve permanere all'atto della domanda di liquidazione dei contributi. Gli interessati devono possedere il regolare permesso di soggiorno o aver regolarizzato la propria posizione assicurativa secondo le vigenti disposizioni.
L'iter per la domanda. La domanda di liquidazione dei contributi versati, formulata sull'apposito fac-simile predisposto dall'Istituto di previdenza, va presentata alla sede Inps competente secondo la residenza del lavoratore extracomunitario. Questa domanda, che può essere presentata anche a una sede Inps diversa che la trasmetterà a quella di competenza, va corredata della necessaria documentazione (copia del permesso di soggiorno, copia delle denunce retributive di modello O1/M o del successivo Cud degli anni interessati, copia dei bollettini di versamento dei contributi per le colf e così via). Naturalmente, se i contributi sono stati versati presso un'altra forma di previdenza obbligatoria, la relativa domanda andrà presentata all'ente previdenziale depositario dei contributi.
TRATTAMENTI DI FAMIGLIA. I familiari del richiedente il trattamento di famiglia, cittadino italiano, fanno parte del nucleo familiare del richiedente medesimo, anche se residenti all'estero. Quando, invece, il richiedente, anche se lavora o è pensionato in Italia, non è cittadino italiano, il familiare fa parte del nucleo familiare se residente in Italia mentre non ne fa parte, se residente all'estero (è il caso tipico dei familiari degli immigrati lavoranti in Italia).
Attenzione, però. Il familiare fa tuttavia parte del nucleo quando il richiedente l'Anf si trova in una della seguenti situazioni: è cittadino di uno Stato dell'Unione europea (Ue); è cittadino di uno Stato estero che riconosce le prestazioni di famiglia agli italiani residenti nel suo territorio ("condizione di reciprocità").
Queesto principio di reciprocità, stabilito dall'articolo 6-bis della legge 153 del 13 maggio 1988, continua ad applicarsi (messaggio Inps 365/2000) alle prestazioni di natura previdenziale, rientranti tra le norme di diritto pubblico, anche dopo le novita in materia di accertamento della condizione di reciprocità (godimento dei diritti civili), introdotte dall'articolo 1 del Dpr 394 del 31 agosto 1999 (Regolamento di attuazione del Testo unico sull'immigrazione); è cittadino di uno Stato estero che ha stipulato una convenzione internazionale in materia di trattamenti familiari.
Non fa parte comunque del nucleo familiare il lavoratore o pensionato (sia italiano che straniero) residente all'estero per il quale spetti un trattamento di famiglia a carico dello Stato estero a eccezione di Svizzera, Liechtenstein o Stati della ex Jugoslavia.
ASSISTENZA SOCIALE. Gli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno, e i minori iscritti nella loro carta di soggiorno o permesso di soggiorno sono equiparati ai cittadini italiani ai fini della fruizione delle provvidenze e delle prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale. In proposito l'articolo 80, comma 19, della legge 388/2000 ha previsto che, secondo l'articolo 41 del decreto legislativo 286/98, l'assegno sociale e le provvidenze economiche che costituiscono diritti soggettivi in base alla legislazione vigente in materia di servizi sociali vengono concessi, alle condizioni stabilite dalla legislazione stessa, agli stranieri che siano titolari di carta di soggiorno; per le altre prestazioni e servizi sociali l'equiparazione con i cittadini italiani è consentita a favore degli stranieri che siano almeno titolari di permesso di soggiorno di durata non inferiare a un anno. Sono fatte salve le disposizioni contenute nel decreto legislativo 237 del 18 giugno 1998 e dagli articoli 65 (assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori) e 66 (assegno di maternità) della legge 448/98, e successive modifiche.

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